mercoledì 11 novembre 2009

Piccolo spazio pubblicità (ok il prezzo è giusto)


Dopo aver comprato le scarpe, mi servivano un paio di pantaloni e una camicia. Maglioni ne ho in abbondanza. Il fatto è che ancora non fa così freddo, perciò mi servivano capi da mezza stagione, autunnali.

Le scarpe le ho prese alla Camper. Comodissime. Mi hanno detto che sembrano le scarpe di Pippo, che sono comode perché sono "appantofolate", ma non m'importa. Mi sono piaciute subito e, soprattutto, è la prima volta che trovo un paio di scarpe che non mi fanno venire le bolle per tre mesi prima di adattarsi al piede.

Per la camicia sono andato da Coin. C'erano diversi modelli che mi piacevano. Alcune avevano lo sconto del 30%: anziché 39 e 90 , 27 euro e qualcosa (non ricordo il prezzo preciso, perciò non fate i conti perché probabilmente non tornano). Per un attimo sono stato indeciso se prendere due di queste a sconto, oppure una più bella e di qualità migliore a 59 euro. Mentre ci pensavo, sono andato al reparto pantaloni e ho visto un bel modello della Timberland: 89 euro. Tanto. Però mi piacevano quei pantaloni. Ho pensato: faccio la pazzia?

Come spesso mi capita, è subentrata la ragione. Avevo già speso tanto per le scarpe. Così, mi sono detto, per ora una camicia basta e avanza.

Tornando a casa ho pensato: certo che se queste aziende che dicono di essere in crisi abbassassero i prezzi... oggi da Coin avrei preso due camice e un pantalone, anziché una camicia sola.

I pantaloni, però, continuavano a servirmi, non potendo andare a scuola disordinato. Così oggi, mio giorno libero, ho pensato di tornare da Coin. Ci sono passato di fronte, ma ho tirato dritto. 89 euro valgono bene un surplus di riflessione. Un collega mi ha suggerito il mercato del sabato in piazza Sant'Ambrogio... Che faccio? Aspetto o non aspetto?

Poi ho avuto l'illuminazione. Perché non tornare alla cara vecchia Oviesse, che tanti problemi mi ha risolto in passato? L'avevo incosciamente abbandonata per non dare soldi al suo proprietario, che mi sembra ne abbia già abbastanza.

Insomma, la faccio breve. Sono andato all'Oviesse: pantaloni + camicia = 29,90. In tasca avevo 50 euro, ci sarebbe uscito anche un lupetto a 19,90, che però non ho preso.

Rispetto ai pantaloni Coin, risparmio secco di 60 euro e due capi anziché uno. Qualità inferiore? ECCHISSENEFREGA! Sono dignitosissimi.


venerdì 6 novembre 2009

Escort e trans

Il mio commento sul caso Marrazzo?

Il mio commento sulla D'Addario?

Eccolo:

una mia collega, un paio di anni più grande di me, laureata, fatta una scuola di specializzazione, fatte le SSIS, dopo una supplenza annuale, quest'anno, visti i tagli della Gelmini, non è stata richiamata a scuola, e non ne trova un'altra che l'assuma;

una ragazza che conosco, figlia di professori universitari, laureata con il massimo dei voti, fatte le SSIS, non trova lavoro;

un amico, laureato con il massimo dei voti, tesi pubblicata, dottorato di ricerca, è dovuto andare all'estero, perché qui non si trova un lavoro che duri più di tre mesi;

un'altra collega, appena assunta per una supplenza annuale, l'ha persa per il ritorno imprevisto della collega titolare della cattedra. Ora è senza lavoro, dall'oggi al domani, con figlio a carico e marito disoccupato;

...

Devo continuare? O si è capito quale è il mio commento? No...?

Allora ve lo scrivo. Il mio commento è: E QUESTI VANNO A MIGNOTTE???!!!

mercoledì 4 novembre 2009

dove avrò sbagliato?


"Le donne del terzo stato andarono armate ha ribellarsi in 60.000 alla corte di Versailles e quell'anno venne chiamato anno del terrore perchè si credeva che la rivoluzione finisse."

"Gli intransigenti erano quelli che dicevano che finiva la rivoluzione francese"

"I preti poi fecero un giuramento di rimanere fedele al popolo e se diedero il nome di Sanculotti perché si mettevano sempre dei pantaloni molto aderenti."

"Luigi XVI compra gli Stati Uniti"

"Il re porta tutte le lamentele scritte nel quaderno detto (cahier d'Orleans)"

"La Francia in quegli anni era suddivisa in tre costituzioni 'clero e nobilta' ciò è i borghesi e il 'terzo stato' ciò è i contadini e persone fuori dalla reggia di Versailles"

"Nel 1781, un banchiere Necker pubblica una bilancia degli sprechi alla corte di Versaile"

"Dopo viene istituita una costituzione dell'anno scorso..." [Cost. dell'anno I]

"a Versail si viveva nel' usso estremo"

lunedì 2 novembre 2009

Un ricordo di Alda

La sala conferenze del dipartimento di itailanistica era piena. La prof aveva organizzato un ciclo di incontri sulle poetesse italiane. La settimana prima c'era stata la Spaziani. Ricordo che disse una frase del genere: "Lo deciderà la storia chi è stato più grande fra Montale e me". Mi sembrò un tantinello presuntuosa. Raccontò anche di una lite con lo stesso Montale perché, passeggiando per strada, lei gli mostrò dei fiori che lui non riconobbe, pur avendogli dedicato una poesia. Sembrava più preoccupata di non farsi oscurare dalle sue frequentazioni montaliane, piuttosto che parlare della sua poesia. Sicuramente ne parlò, ma a distanza di anni è questa l'impressione che mi è rimasta.

Alda Merini, invece, ebbe tutto un altro impatto sul pubblico, in gran parte composto da studenti. Fu molto simpatica. In prima fila c'erano tutti i professoroni della Facoltà. Lei, seduta al centro del tavolo dei conferenzieri, stette in silenzio ad ascoltare le lodi sperticate che la prof le dedicava nella presentazione, ricca non tanto di notizie biografiche quanto di paroloni difficili e teorie cervellotiche sulla sua poesia. Poi arrivò il momento di darle la parola. Lei avvicinò la bocca al microfono e spiazzò tutti: "Ma io non ho nulla da dire. Se volete farmi delle domande...".

Gelo in sala. Panico fra gli organizzatori del convegno. E ora?

La Merini era così. Per nulla convenzionale. Forse tutte quelle elucubrazioni sui suoi versi l'avevano indispettita. La sua poesia era diretta e sincera. Letteratura che viene dal cuore, non dal cervello. Semmai, che dal cuore va al cervello.

Insomma, i prof in prima fila si sentirono in dovere di interrogarla, anche perché altrimenti potevamo andarcene tutti a casa. Peccato che fecero l'errore di non porgerle delle domande dirette, ma dilungarsi in premesse di mezzore, miste di complimenti e considerazioni di critica letteraria. Ricordo una prof in particolare, che aveva preso a cuore il compito di avviare il dibattito. Ogni volta la Merini la rimetteva al suo posto con risposte che avevano il tono di un "No, non ha capito nulla".

Da studente era divertente vedere come una profesoressa veniva sbugiardata da un autore. Noi, abituati ad essere giudicati, vedevamo i nostri insegnanti passare dall'altra parte della cattedra ed essere loro sotto giudizio!

Ricordo che alla fine questa prof, particolarmente bersagliata dalla Merini, fece un'ultima domanda, questa volta senza tanti giri di parole. Alda Merini non la fece neanche finire ed esclamò: "Oh! Lo vede che ogni tanto anche lei fa delle domande intelligenti?".

Era così, Alda Merini: diretta e sincera. Come chi ne ha passate troppe nella vita. Come chi sa il valore delle parole (chi conosce questo segreto è un poeta) e soffre nel vederle sprecate.


giovedì 29 ottobre 2009

DUETTO FRANCESCO DE GREGORI MORGAN cantano DE ANDRE' - Il suonatore Jones - X FACTOR 28/10/09

De Andrè canta De Andrè

Visto il concerto di Cristiano De Andrè, se ne conclude quanto segue:

1) Cristiano deve cantare sempre le canzoni del padre, perché le canta e le arrangia benissimo.

2) Alcune canzoni le fa anche meglio del padre (lo so, è una bestemmia, ma è così). Per esempio, Smisurata preghiera. Cristiano la canta con più rabbia, e in questa versione emoziona di più.

3) Per chissà quale mistero, Cristiano sul palco è identico a Corrado Guzzanti. Il concerto è stato bello, ma alla fine mi è dispiaciuto che non ha fatto Tremonti.






mercoledì 21 ottobre 2009

Libertà di informazione. Puntini sulle i


Ho appena sentito in tv il sottosegretario alla giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati (foto tratta da Senato.it) parlare di "doppiopesismo" a proposito della vicenda del giudice Mesiano: se si invoca la libertà di informazione per mostrare le foto di Zappadu a Villa Certosa, allora anche il servizio sul giudice dai calzini celesti rientra in tale libertà.

Mi viene da obiettare che per invocare la libertà di informazione e, aggiungo, la libertà di stampa, bisogna che ci sia una notizia. Ora, mi sembra del tutto evidente che la notizia ci sia se un Presidente del Consiglio ospita a casa sua delle escort e frequenta un procacciatore di ragazze e droga come Tarantini. Per non parlare del fatto che ha ospitato a casa sua un boss mafioso, Mangano!

Queste sì che sono notizie! Di queste cose sì che i cittadini devono essere informati!

Mi sembra, invece, che in un giudice che passeggia per strada, va dal barbiere, indossa i calzini celesti, non ci sia nessuna notizia. E se non c'è, non si può invocare neanche la libertà di informazione!

E poi la gente non è stupida. Non prendeteci in giro! Lo abbiamo capito benissimo che quel servizio era una "vendetta". Il tono del commento, palesemente canzonatorio, non voleva per niente informare, ma mettere in ridicolo.

Visto che ci sono, mi permetto di chiedere anche al ministro Tremonti di non prenderci in giro. Perché lui e Berlusconi che si dicono a favore del posto fisso sono proprio una presa in giro per tutti coloro che non riescono ad uscire da un precariato che loro (insieme al centrosinistra, per carità) hanno creato. Io il libro bianco del povero Biagi, me lo ricordo. E l'ho sperimentato sulla mia pelle.

In generale, se questa pletora di politici da talk show si occupasse della crisi, delle aziende che chiudono, dei posti di lavoro che si perdono, dei contratti a tempo che non vengono rinnovati, dei tirocini gratuiti (e prima ancora delle lauree, dei dottorati, dei master!) che non portano a niente, invece che pensare ai calzini celesti e scannarsi per modificare gli organi di garanzia in modo da avere più potere e magari impunità, sarebbe meglio. Molto meglio.

Nel frattempo, tornando a bomba, l'Italia perde ancora posti nella classifica dei reportes sans frontières sulla libertà di stampa. Chissà come mai. Anzi io lo so: perché non ce ne importa niente, siamo rassegnati al peggio.





sabato 17 ottobre 2009

Italietta

Berlusconi, il proprietario di Mediaset, "prevede" che la metà degli italiani smetterà di pagare il canone, cioè della sua principale concorrente. Nel frattempo fa seguire il giudice che l'ha condannato dalle sue telecamere, per sputtanarlo. Infine dice che cambierà la Costituzione a colpi di maggioranza.

Per meno della metà di tutte queste cose, in un Paese normale, i giudici smetterebbero di lavorare e scenderebbero in piazza; i giornalisti della Rai, insieme ai loro dirigenti, manderebbero in onda un bel nero e scenderebbero in piazza a protestare; i cittadini, difenderebbero la Costituzione, scioperando in massa e andando in piazza a protestare. Un Paese normale si fermerebbe. In Francia avrebbero già fatto le barricate.

Ma in Italia siamo fatti così. Non ce ne frega niente. Non facciamo nulla finché non ci entrano i tedeschi in casa. E anche in quel caso, molti lasciano che siano gli altri a liberarli.

martedì 13 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

Toh, chi si rivede alla Consulta!

Il Corriere della Sera pubblica oggi questa bella foto dei giudici della Corte Costituzionale (tratta dall'Ansa). Guradando bene, chi ti ritrovo? Due miei professori dell'università: Ugo De Siervo, addirittura vicepresidente, e Paolo Grossi. De Siervo mi diede 30 a diritto costituzionale, chiedendomi anche con chi mi laureavo. Risposi che mi volevo laureare in diritto penale. Il diritto costituzionale mi piaceva, ma De Siervo era un regionalista e temevo di ritrovarmi a studiare le leggi e leggine regionali. Grossi, invece, insegnava Storia del diritto italiano. Ricordo che a lezione era molto amabile, ci chiamava "amici". Vestiva benissimo, sembrava un lord inglese. Tanto che a lezione a volte mi sorprendevo a fantasticare di avere un giorno i soldi per vestire come lui. Sono sempre stato di gusto classico nel vestire. Pensai anche che i suoi fossero vestiti fatti dal sarto, su misura. L'esame fu però una delusione. Interrogava due persone per volta. Cosa questa che mi suscitò un certo imbarazzo. Se il mio compagno d'esame non sapeva rispondere, la domanda veniva girata a me. Il mio istinto era quello di suggerire, non di fare bella figura a scapito del mio collega, che ne sapeva meno di me. Alla fine anche io incappai in un errore. Non ricordo l'argomento preciso, ma ricordo che dissi Stato pontificio e il professore si irrigidì. Coome! Ma che dice? Lo Stato pontificio non c'era più! La breccia di Porta pia!! Questa è storia, non sarà diritto ma è storia! ... e via dicendo. Mi diede 27, facendomi intendere che fino a quel momento avevo meritato trenta.
Ora lui è lì, non professore ma giudice della Corte costituzionale. E io sono qui, non più studente ma professore... di storia.