martedì 12 agosto 2014

RIP Capitano

Il Secolo XIX: Addio al trasformista Robin Williams. http://google.com/newsstand/s/CBIwzoPcqx8

Di una bimba e il suo broncio.

Cara bimba,

se tua cuginetta ha 15 anni, i capelli biondi lisci ossigenati, gli occhiali ray-ban con lenti gialle a specchio, l'ombelico di brillanti, e indossa due ossa, un tatoo e un bikini turchese, non importa andare a cercarla nel suo asciugamano griffato : non verrà a giocare con te. Impara piuttosto a scattarle foto con l'iphone,  perché possa aggiornare il suo profilo Facebook.

Bimba bella, se tua mamma ara il bagnasciuga parlando al telefonino, non perdere tempo a girarle intorno: non può vederti.

Se tuo babbo entra in acqua, armato di mutandina in pelle di squalo, occhialini della NASA, pelata aerodinamica e muscolo proteso, bimba buona, non cercare la sua manona già impostata a paletta: babbo non può portarti, va lontano. Dove? Laggiù,  dove c'è quella barca grande. E pazienza se quella è una nave da crociera e tuo babbo non la potrebbe raggiungere anche avesse un gommone bimotore: a te basta, perché babbo non dice bugie.

Cara bimba, non fare il broncio.
Impara a nuotare.
Ad andare lontano.
Più lontano di quella barca grande.
Lontano da tutti loro.

L'orizzonte dei miei sogni.

Dopo sei mesi e mezzo, sei entrato nell'orizzonte dei miei sogni. Di quel sogno ricorrente,  un po' Conan, il ragazzo del futuro,  un po' nostalgia del liquido amniotico: l'acqua che riempie le stanze della casa della mia infanzia, sin quasi al tetto, e io che nuoto, in un'apnea infinita, dalla cameretta alla cucina.

Ora sono io che ti sorreggo e tu che nuoti. Ogni tanto la testa ti cade, s' immerge, e io ti spiego che l'acqua del mare non si beve. Si respira. Così: con la testa alta, la faccia al sole, gli occhi chiusi.

Respira, pesciolino. Respira
il mare.

martedì 21 maggio 2013

domenica 7 aprile 2013

Lo sguardo di Michelangelo.

Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti. 

Questo è il titolo della mostra al Palazzo dei diamanti dedicata al regista ferrarese. Bella. Vale la pena vederla: ci sono oggetti, foto, carteggi, proiezioni di spezzoni di film, documentari...

Soprattutto c'è lui che gioca a tennis. Io l'ho filmato. È un piano sequenza. Chissà se lui si è accorto di essere ripreso e cosa pensa del mio cortometraggio...



venerdì 11 gennaio 2013

Berlusconi da Santoro

Il commento più calzante, secondo me, è quello di Curzio Maltese su Repubblica. Condivido quasi tutto, tranne la sicurezza con cui dà il Pd vincitore delle prossime elezioni.

"Gli amici tienteli stretti, ma i nemici ancora più stretti, consigliava il Padrino. Berlusconi e Santoro erano destinati a incontrarsi di nuovo. Sono due uomini di televisione, quindi il loro conflitto era fondato sulle leggi dello spettacolo e non su presunti valori. Sono entrambi narcisi sfrenati, di conseguenza sfrenatamente vittimisti. In fondo si stimano, hanno lavorato insieme, durante uno dei tanti drammatici, ma in genere vantaggiosi periodo di esilio dalla Rai di "Michele chi?". Potrebbero tornare a farlo, se fosse conveniente, per esempio dopo una vittoria del Pd alle elezioni. Per Santoro l'epopea del Cavaliere è stata una manna di share dal cielo, compreso ieri sera ci è facile immaginare. Berlusconi ha lucrato un'intera carriera politica sui vizi di una sinistra parolaia e gonfia di sé, ma alla fine disponibile al compromesso, che Michele Santoro ha sempre incarnato, fin dalla gioventù nell'unione dei marxisti-leninisti, alla militanza nel Pci, alla carriera di tribuno televisivo. In questi casi la domanda è chi sta fregando l'altro, una volta stabilito che tutti e due sono geniali nel fregare i seguaci. La risposta è nessuno. Berlusconi contro Santoro è un affare per i duellanti. Berlusconi ha bisogno di far notizia da qui alla vigilia del voto, altrimenti è politicamente morto. La sua formula politica è finita. Accettare la sfida in trasferta è un colpo da maestro. Santoro ha un parallelo bisogno di far notizia e di sopravvivere a una formula televisiva moribonda, il talk show. Per anni ha fatto notizia contro Berlusconi, ora l'unica possibilità era di farla con Berlusconi. La trasmissione parte come uno splendido campionario di repertorio dei duellanti. Santoro comincia con un pezzo classico, la disperazione di imprenditori e operai nelle fabbriche dell'operoso Nord. La frase chiave è sempre: "La gente non riesce più ad arrivare alla fine del mese". Oggi è vera, ma siccome nei servizi delle samarcande la sentiamo ripetere uguale da venti anni, l'effetto si disperde. Manca pathos anche intorno al repertorio del Cavaliere. È sempre molto abile nell'arte di giustificare quanto non ha fatto al governo e nel promettere per il futuro quello che non farà. Ma ormai non esiste più il rischio che tanta brava gente possa credere alle sue panzane, com'è avvenuto per molto tempo. Di conseguenza, a guardarlo arrampicarsi sugli specchi, ci si arrabbia molto meno. Non ti prende più allo stomaco, lo osservi con sguardo sereno e annoiato, come vedere il mago Silvan che estrae il foulard dal cilindro. Toh, l'ha fatto ancora. Poco incalzato dalle due simpatiche intervistatrici, Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, che tuttavia lo innervosiscono come tutte le donne normali, Berlusconi comunque se la cava bene. Per la duecentesima volta spiega nel dettaglio quanto sia pernicioso il sistema parlamentare voluto dalla nostra costituzione bolscevica e quanto sarebbe stato meglio per il Paese se gli italiani l'avessero eletto dittatore, invece di consegnargli per quindici anni sterminate ma inutili maggioranze. Perfino Santoro capisce a questo punto che gli spettatori a casa, eccitati dagli spot stile corrida, si stanno ammazzando di pizzicotti e cala l'asso. La requisitoria di Marco Travaglio è al solito documentata e intelligente, ma nella circostanza appare rituale. Sarebbe stato molto più interessante se fosse stato lui a intervistare Berlusconi, vista l'occasione speciale. Archiviata la pratica, si torna al repertorio e l'ospite colma una vistosa lacuna con un'intemerata di maniera sulle tragedie del comunismo. Ci stavamo giusto domandando: e i comunisti? La recita si chiude secondo copione, con le vignette di Vauro sui difetti fisici degli avversari. Tanto rumore per quasi nulla, ma era prevedibile. La campagna elettorale è la più noiosa degli ultimi decenni, con un esito scontato, la vittoria del Pd e alleati. L'obiettivo massimo delle altre quattro coalizioni in campo, da Berlusconi a Monti, da Ingroia a Grillo, è cercare di impedire che il Pd ottenga una maggioranza al Senato, fosse pure per uno o due seggi. Se si realizzerà questo grandioso progetto comune, favorito da una schifosa legge elettorale, ciascun gruppo di opposizione dal giorno dopo le elezioni potrà trasformarsi in un nuovo Ghino di Tacco e contrattare posti con i vincitori. Non è esattamente come nel '48 e si comprendono gli sforzi dei salotti della tele politica per drammatizzare l'evento. Finora è andata male, perfino nel big match di ieri sera. Chissà se poi è finita col terzo tempo come nelle partite di rugby, con Berlusconi e Santoro a brindare insieme agli ascolti in trattoria. "Lo vedi, là c'è Marino...". "
CURZIO MALTESE (Rep. 11/1/2013)

domenica 18 novembre 2012

Il nuovo album di De Gregori

Non so perché, ma sentire per la miliardesima volta De Gregori che canta Buonanotte fiorellino mi commuove ancora...

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/11/15/news/de_gregori_sulla_strada-46682008/

martedì 2 ottobre 2012

Reality


Comincia con l’occhio di Dio, che dall’alto dei cieli vede tutto, domina la città in tutta la sua interezza, ma può mettere a fuoco chiunque, anche il singolo individuo o la coppia di sposi che, con un improbabile cocchio trainato da cavalli bianchi muniti di pennacchio, viaggia sicura verso il primo dei tanti non-luoghi che affollano la nostra vita: un mega-residence per ricevimenti nuziali. Il punto, però, è che quell’occhio non è di Dio, è di Enzo, ex concorrente del Grande Fratello, che arriva con l’elicottero a dare la sua benedizione e il suo unico comandamento: Never give up! Non mollare mai. Insegui il tuo sogno finché si realizza.
Ha scritto bene Alberto Crespi su “L’Unità”: dal nuovo film di Matteo Garrone, Reality, «emerge il ritratto di un’Italia post pasoliniana in cui la tv ha sostituito la fede e la speranza». Già, proprio quell’Italia che Pasolini aveva profetizzato nell’intervista resa a Enzo Biagi: « - Lei non ha più speranze? - No. … non ho più quelle speranze che sono alibi.  - Ma questa società che lei non ama infondo le ha dato tutto: le ha dato il successo. - Il successo non è niente, è l’altra faccia della persecuzione. […] il successo è una cosa brutta per un uomo: può esaltare al primo momento ma in realtà poi si capisce che è una cosa brutta.» E la spiegazione di questo giudizio tranciante veniva immediata, con parole tanto più forti perché pronunciate in tv: «[…] perché la televisione è un medium di massa e perciò non può che mercificarci e alienarci.»
Luciano Ciotola è un pescivendolo napoletano che per sbarcare il lunario organizza qualche piccola truffa con la moglie Maria e l’amico-socio Michele. La sua vita è tranquilla: ha due bambini e molti parenti, che nelle feste comandate o ai matrimoni intrattiene con travestimenti e scenette, con cui appaga la sua indole istrionica. Perché lui, glielo dice anche il barista del suo quartiere, è “un personaggio”, tiene la faccia. Una faccia che prima o poi dovrà sfondare, basta che si presenti l’occasione giusta. E l’occasione arriva: i provini del Grande Fratello. Si tengono in un altro non-luogo: il megastore. Luciano passa. È il primo step, il secondo sarà a Roma negli studi di Cinecittà. Si tratta di un’ulteriore selezione, ma Luciano è sicuro che verrà scelto. Talmente sicuro che…
Sempre nella celebre intervista di Biagi, Pasolini sosteneva che «[…] è il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta nel video ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico.» Ecco: è questo. Diventare superiori. Anche solo per un momento. Passare il Rubicone: dall’inferiorità all’occhio di Dio. L’occhio del Grande Fratello. Questo è quello che attira il povero Luciano Ciotola. È qualcosa di più che una questione di soldi: è la bellezza di Lucifero che vola ad ali spiegate sopra la folla adorante, come fa Enzo sospeso in aria nell’inferno di una discoteca. Non più guardare, ma essere guardati. Non più ascoltare, ma essere ascoltati.
Non più pregare, ma essere pregati. Luciano scappa dalla cerimonia della Via Crucis al Colosseo per giungere alla sua ultima stazione: la casa del Grande Fratello. È una stazione al contrario: Luciano muore  alla fede e alla speranza per risorgere nella dimensione eternamente onirica della casa. Per fare ciò, il prezzo da pagare è il più alto: la vita.
Dopo l’iperrealismo di Gomorra, Matteo Garrone ci regala un altro bel film, rappresentando l’incubo opposto: il reality, che da format televisivo diventa condizione effimera dell’esistenza, nella società  alienata e mercificata che Pasolini aveva preconizzato quarant’anni fa. Per fortuna, in mezzo ci sta ancora, ma chissà per quanto, la realtà di Aniello Arena, il bravissimo attore protagonista, che quando si spegne la macchina da presa, si leva la maschera e torna nella sua cella a scontare l’ergastolo.