sabato 12 novembre 2016
E' la democrazia, bellezza!
sabato 16 aprile 2016
Da Kandinskij a Pollock a Palazzo Strozzi
lunedì 25 gennaio 2016
Come vento di terra
Come vento di terra
atteso e improvviso,
a confonder le acque,
invertire i destini,
sparigliare le rotte,
sostituire il traguardo
col via.
E due anni son l'attimo
in cui tutto ebbe inizio,
la nucleosintesi stellare. E lo spazio
primordiale in continua espansione:
accelerazione infinita per dove?
domenica 22 novembre 2015
Mr. Holmes - recensione (o qualcosa del genere)
Non so più scrivere le recensioni. Ho scordato come si fa. Non ricordo. I ferri del mestiere: movimenti di macchina, montaggio, fotografia... Non so dove li ho messi. Non li uso più da troppo tempo. A dirla tutta, non vado neanche più al cinema. Da quando è nato G., non posso più.
Oggi ho fatto un'eccezione. Mi piace Sherlock Holmes. Da sempre. Sono stato prima un lettore di sir Arthur, poi ho visto i film. Gli ultimi, quelli tutto muscoli, azione, arti marziali di Robert Downey jr. L'ultima è stata sciropparmi tutta la serie TV su Netflix dello Sherlock ambientato ai giorni nostri.
Ma non è per questo che sono andato a vedere Mr. Holmes. Giorni fa ho letto su Repubblica che non si trattava del solito film su Sherlock Holmes. Che c'era di più. È per vedere questo di più che sono tornato al cinema, dopo così tanto tempo.
Alla fine del primo tempo ero annoiato. Mi rimproveravo di essermi abbrutito. Troppe serie TV mi hanno drogato alla velocità. Non sono più in grado di apprezzare i film lenti. E mr. Holmes mi sembrava terribilmente lento.
Poi, esiste ancora questa cosa dell'interruzione tra primo e secondo tempo? Non si era superata vent'anni fa?
Invece, il secondo tempo ha preso un'altra piega. È stato un crescendo. È iniziato il "di piu". Il film è diventato filosofico. Non più Sherlock. Il diminuire dell'ingombrante personaggio e il prendere peso la riflessione sulla morte. Poi sulla vita. Sul senso. Sull'amore. Infine, sulla letteratura.
E quando in un'opera d'ingegno c'è tutto questo, di solito è una poesia.
sabato 3 ottobre 2015
sabato 16 maggio 2015
Mia madre, di Nanni Moretti
Ovvero: l'altra stanza del figlio. Il distacco, il lutto. Declinato questa volta dal lato materno. Come una precisazione. Scusate: mi ero dimenticato che c'era anche questo e questo. Dal lutto immaginato a quello vissuto per davvero non c'è molta distanza. È una questione di sfumature, piccoli particolari. Come la vita intrecciata in una buona sceneggiatura e quella intrecciata nella realtà. No, cioè: non come la vita... come la morte. La morte reale, in fondo, non arriva sempre di sorpresa, anche per chi se l'aspettava? Non ci credo, certo doveva succedere prima o poi, e i medici non ci avevano lasciato speranze, eppure... mi sembra di sognare... è come se mi guardassi vivere... come fossi dentro un film. Non può essere vero. Riportatemi dentro la realtà!, grida Turturro. Insomma, è questo che Nanni Moretti voleva precisare. Il lutto del figlio immaginato era reale; il lutto materno, vissuto, cinematografico. Le parole, retorica. Ma sono dettagli, giusto per la precisione. È l'entomologia dei sentimenti legati alla perdita. Meglio: l'entomologia delle emozioni. Perché le emozioni sono tutto nella vita. (Peccato questa battuta appartenga ad un altro film, quello di Sorrentino). Finita la proiezione, qualcuno mi ha detto: bravissima la Buy, Moretti invece non sa recitare, fa sempre la stessa parte. È vero, ho risposto. Ma perché Nanni Moretti non recita. Non interpreta: è l'interpretazione autentica dell'autore. Non so se ha capito cosa volessi dire. D'altronde che vuol dire che l'attore non deve annullarsi nel personaggio, ma essergli accanto? È difficile spiegarlo a chi mi sta accanto. Spiegarlo a quel qualcuno, mia madre.
giovedì 2 ottobre 2014
Angelo custode
A sei anni appresi
che la vita va aspettata
mesi e mesi.
Ma se arriva
troppo presto,
si nasconde in un mistero
doloroso: - È con Gesù.
E una lacrima da sola
ode muta la parola
di tuo padre che, pietoso:
- È il tuo angelo
custode,
che ti guarda da lassù.
martedì 12 agosto 2014
Di una bimba e il suo broncio.
Cara bimba,
se tua cuginetta ha 15 anni, i capelli biondi lisci ossigenati, gli occhiali ray-ban con lenti gialle a specchio, l'ombelico di brillanti, e indossa due ossa, un tatoo e un bikini turchese, non importa andare a cercarla nel suo asciugamano griffato : non verrà a giocare con te. Impara piuttosto a scattarle foto con l'iphone, perché possa aggiornare il suo profilo Facebook.
Bimba bella, se tua mamma ara il bagnasciuga parlando al telefonino, non perdere tempo a girarle intorno: non può vederti.
Se tuo babbo entra in acqua, armato di mutandina in pelle di squalo, occhialini della NASA, pelata aerodinamica e muscolo proteso, bimba buona, non cercare la sua manona già impostata a paletta: babbo non può portarti, va lontano. Dove? Laggiù, dove c'è quella barca grande. E pazienza se quella è una nave da crociera e tuo babbo non la potrebbe raggiungere anche avesse un gommone bimotore: a te basta, perché babbo non dice bugie.
Cara bimba, non fare il broncio.
Impara a nuotare.
Ad andare lontano.
Più lontano di quella barca grande.
Lontano da tutti loro.
L'orizzonte dei miei sogni.
Dopo sei mesi e mezzo, sei entrato nell'orizzonte dei miei sogni. Di quel sogno ricorrente, un po' Conan, il ragazzo del futuro, un po' nostalgia del liquido amniotico: l'acqua che riempie le stanze della casa della mia infanzia, sin quasi al tetto, e io che nuoto, in un'apnea infinita, dalla cameretta alla cucina.
Ora sono io che ti sorreggo e tu che nuoti. Ogni tanto la testa ti cade, s' immerge, e io ti spiego che l'acqua del mare non si beve. Si respira. Così: con la testa alta, la faccia al sole, gli occhi chiusi.
Respira, pesciolino. Respira
il mare.
lunedì 21 ottobre 2013
martedì 21 maggio 2013
domenica 7 aprile 2013
Lo sguardo di Michelangelo.
Questo è il titolo della mostra al Palazzo dei diamanti dedicata al regista ferrarese. Bella. Vale la pena vederla: ci sono oggetti, foto, carteggi, proiezioni di spezzoni di film, documentari...
domenica 3 febbraio 2013
venerdì 11 gennaio 2013
Berlusconi da Santoro
"Gli amici tienteli stretti, ma i nemici ancora più stretti, consigliava il Padrino. Berlusconi e Santoro erano destinati a incontrarsi di nuovo. Sono due uomini di televisione, quindi il loro conflitto era fondato sulle leggi dello spettacolo e non su presunti valori. Sono entrambi narcisi sfrenati, di conseguenza sfrenatamente vittimisti. In fondo si stimano, hanno lavorato insieme, durante uno dei tanti drammatici, ma in genere vantaggiosi periodo di esilio dalla Rai di "Michele chi?". Potrebbero tornare a farlo, se fosse conveniente, per esempio dopo una vittoria del Pd alle elezioni. Per Santoro l'epopea del Cavaliere è stata una manna di share dal cielo, compreso ieri sera ci è facile immaginare. Berlusconi ha lucrato un'intera carriera politica sui vizi di una sinistra parolaia e gonfia di sé, ma alla fine disponibile al compromesso, che Michele Santoro ha sempre incarnato, fin dalla gioventù nell'unione dei marxisti-leninisti, alla militanza nel Pci, alla carriera di tribuno televisivo. In questi casi la domanda è chi sta fregando l'altro, una volta stabilito che tutti e due sono geniali nel fregare i seguaci. La risposta è nessuno. Berlusconi contro Santoro è un affare per i duellanti. Berlusconi ha bisogno di far notizia da qui alla vigilia del voto, altrimenti è politicamente morto. La sua formula politica è finita. Accettare la sfida in trasferta è un colpo da maestro. Santoro ha un parallelo bisogno di far notizia e di sopravvivere a una formula televisiva moribonda, il talk show. Per anni ha fatto notizia contro Berlusconi, ora l'unica possibilità era di farla con Berlusconi. La trasmissione parte come uno splendido campionario di repertorio dei duellanti. Santoro comincia con un pezzo classico, la disperazione di imprenditori e operai nelle fabbriche dell'operoso Nord. La frase chiave è sempre: "La gente non riesce più ad arrivare alla fine del mese". Oggi è vera, ma siccome nei servizi delle samarcande la sentiamo ripetere uguale da venti anni, l'effetto si disperde. Manca pathos anche intorno al repertorio del Cavaliere. È sempre molto abile nell'arte di giustificare quanto non ha fatto al governo e nel promettere per il futuro quello che non farà. Ma ormai non esiste più il rischio che tanta brava gente possa credere alle sue panzane, com'è avvenuto per molto tempo. Di conseguenza, a guardarlo arrampicarsi sugli specchi, ci si arrabbia molto meno. Non ti prende più allo stomaco, lo osservi con sguardo sereno e annoiato, come vedere il mago Silvan che estrae il foulard dal cilindro. Toh, l'ha fatto ancora. Poco incalzato dalle due simpatiche intervistatrici, Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, che tuttavia lo innervosiscono come tutte le donne normali, Berlusconi comunque se la cava bene. Per la duecentesima volta spiega nel dettaglio quanto sia pernicioso il sistema parlamentare voluto dalla nostra costituzione bolscevica e quanto sarebbe stato meglio per il Paese se gli italiani l'avessero eletto dittatore, invece di consegnargli per quindici anni sterminate ma inutili maggioranze. Perfino Santoro capisce a questo punto che gli spettatori a casa, eccitati dagli spot stile corrida, si stanno ammazzando di pizzicotti e cala l'asso. La requisitoria di Marco Travaglio è al solito documentata e intelligente, ma nella circostanza appare rituale. Sarebbe stato molto più interessante se fosse stato lui a intervistare Berlusconi, vista l'occasione speciale. Archiviata la pratica, si torna al repertorio e l'ospite colma una vistosa lacuna con un'intemerata di maniera sulle tragedie del comunismo. Ci stavamo giusto domandando: e i comunisti? La recita si chiude secondo copione, con le vignette di Vauro sui difetti fisici degli avversari. Tanto rumore per quasi nulla, ma era prevedibile. La campagna elettorale è la più noiosa degli ultimi decenni, con un esito scontato, la vittoria del Pd e alleati. L'obiettivo massimo delle altre quattro coalizioni in campo, da Berlusconi a Monti, da Ingroia a Grillo, è cercare di impedire che il Pd ottenga una maggioranza al Senato, fosse pure per uno o due seggi. Se si realizzerà questo grandioso progetto comune, favorito da una schifosa legge elettorale, ciascun gruppo di opposizione dal giorno dopo le elezioni potrà trasformarsi in un nuovo Ghino di Tacco e contrattare posti con i vincitori. Non è esattamente come nel '48 e si comprendono gli sforzi dei salotti della tele politica per drammatizzare l'evento. Finora è andata male, perfino nel big match di ieri sera. Chissà se poi è finita col terzo tempo come nelle partite di rugby, con Berlusconi e Santoro a brindare insieme agli ascolti in trattoria. "Lo vedi, là c'è Marino...". "
CURZIO MALTESE (Rep. 11/1/2013)
domenica 18 novembre 2012
Il nuovo album di De Gregori
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/11/15/news/de_gregori_sulla_strada-46682008/
martedì 2 ottobre 2012
Reality
Luciano Ciotola è un pescivendolo
napoletano che per sbarcare il lunario organizza qualche piccola truffa con la
moglie Maria e l’amico-socio Michele. La sua vita è tranquilla: ha due bambini
e molti parenti, che nelle feste comandate o ai matrimoni intrattiene con
travestimenti e scenette, con cui appaga la sua indole istrionica. Perché lui,
glielo dice anche il barista del suo quartiere, è “un personaggio”, tiene la
faccia. Una faccia che prima o poi dovrà sfondare, basta che si presenti
l’occasione giusta. E l’occasione arriva: i provini del Grande Fratello. Si
tengono in un altro non-luogo: il megastore. Luciano passa. È il primo step, il
secondo sarà a Roma negli studi di Cinecittà. Si tratta di un’ulteriore
selezione, ma Luciano è sicuro che verrà scelto. Talmente sicuro che…
Non più pregare, ma essere
pregati. Luciano scappa dalla cerimonia della Via Crucis al Colosseo per
giungere alla sua ultima stazione: la casa del Grande Fratello. È una stazione
al contrario: Luciano muore alla fede e alla
speranza per risorgere nella dimensione eternamente onirica della casa. Per
fare ciò, il prezzo da pagare è il più alto: la vita.lunedì 1 ottobre 2012
La storia sono loro
Su Hobsbawm non ho molto da dire, se non che i suoi libri, in particolare Il secolo breve, sono stati per me fondamentali nei miei studi universitari e ancora oggi prendo a quattro mani da loro per spiegare ai miei alunni la storia del Novecento. Certamente, trattandosi di uno storico marxista, bisogna sapere che il suo punto di vista è orientato e va calibrato con altri orientamenti storiografici. Tuttavia, le sue analisi lucide anche sulla contemporaneità ci mancheranno.
Non me ne voglia lo storico, ma la morte di Shlomo Venezia mi ha colpito più nel profondo. Ogni anno, per la Giornata della Memoria, mi regalo un libro sul tema dell'Olocausto. Quando comprai Sonderkommando Auschwitz, lo lessi tutto d'un fiato. Ne rimasi sconvolto, come penso tutti quelli che hanno letto il libro. C'è un prima e c'è un dopo la lettura di Sonderkommando Auschwitz. Voglio dire: è uno di quei libri che ti cambia. Negli anni poi, Shlomo Venezia è andato in tv a fornire la sua testimonianza. Lo ricordo in particolare a Che tempo che fa: la sua voce tremula e calda, con quella punta forte di dignità, pur violentata dall'orrore. Ogni anno parlo a scuola di Sonderkommando Auschwitz, ma non riesco a raccomandarne la lettura ai miei alunni: alle medie sono ancora troppo piccoli per scendere così addentro nella malvagità umana. Voglio preservarli, ma poi mi chiedo se non abbiano già il pelo sullo stomaco, con tutta la violenza che assorbono dalla tv.sabato 22 settembre 2012
Il rosso e il blu, Sandra e il mistero
Ma non scrivo questo post per fare una recensione, perciò, mi rendo conto, il mio giudizio è un po' sommario. Tanto vale quel che vale, cioè poco o nulla.



