giovedì 15 maggio 2008

Annuntio vobis gaudium magnum!!...o quasi

Il mio racconto L'Arno, Anna, i sogni, la Luna, il cui inizio avevo pubblicato tempo fa su questo blog, è stato segnalato dalla giuria del Premio Letterario "L'Arno un fiume di pensiero". Perciò sarà pubblicato insieme agli altri racconti segnalati in una pubblicazione a cura del comune di Lastra a Signa. Nella mail della biblioteca del comune che mi ha dato la notizia c'è anche l'invito a partecipare alla premiazione che avverrà il 14 giugno a Villa Caruso Bellosguardo, nientemeno che la villa del famoso tenore. L'invito comprende anche la cena e il pernottamento.
Fin qui tutto benissimo. Peccato che il 14 giugno ci sono gli orali dell'esame di terza media e perciò non potrò andare alla premiazione e a ritirare la copia della pubblicazione; ma, soprattutto, che la segnalazione significa che non ho vinto i mille euro del primo premio né i cinquecento del secondo né i trecento del terzo...Ahimè!

mercoledì 14 maggio 2008

Una casa per l'uomo

La mia sorella più piccola, che potremo tranquillamente chiamare Maria Chiaruscolina, mi chiede di pubblicare sul Blog un invito a destinare, per chi lo volesse, il 5 per mille della denuncia dei redditi alla cooperativa dove lavora, Una casa per l'uomo, CF 02375650260. Io lo faccio volentieri. Primo perchè è mia sorellina, secondo perché mi ricordo ancora quando un anno fa fui invitato alla Festa dei popoli di Giavera, dove la cooperativa Una casa per l'uomo aveva appunto uno stand. Ricordo la bellissima giornata in mezzo a tante persone appartenenti a tanti popoli diversi, ma finalmente insieme nell'unica famiglia umana. C'erano, come ho detto, gli stand di varie cooperative e associazioni che lavorano nel settore dell'immigrazione, ma anche quelli di tanti immigrati che proponevano i prodotti del proprio artigianato. E poi bambini di tanti colori che giocavano insieme; balli e musiche etniche; cibi delle cucine tradizionali africane o asiatiche...ecco, a questo proposito ricordo che la sorellina in questione voleva rifilarmi sempre qualcosa di marocchino da ingurgitare e che ho mangiato una patata dolce che poi mi è stato detto essere una banana fritta...blea! A parte questo si respirava un bel clima e si aveva la sensazione di toccare con mano l'ebrezza utopica della pace tra i popoli. ...Ah, c'era anche uno spettacolo di Natalino Balasso. Ne approfitto per postare un video in cui parla dell'informazione televisiva, perché mi sembra in tema con gli ultimi post e perché dice una cosa interessante: che la vita è più grande e complessa di quella che la televisione rappresenta. Per fortuna, aggiungo io. Mi pare che queste foto lo confermino.
P. S. Per ulteriori informazioni sulla cooperativa Una casa per l'uomo, visitate il sito http://www.unacasaperluomo.it/
Grazie, e beati voi che avete un reddito da poter destinare...!!


martedì 13 maggio 2008

Io sto con D'Avanzo...

Premesso che non ci trovo nulla di scandaloso in quello che ha detto Travaglio su Schifani, e che trovo invece scandaloso il fatto che se ne sia preso lo spunto per minacciare licenziamenti ed epurazioni in Rai, che limiterebbero di fatto la libertà di espressione, il rispetto che ho per le istituzioni mi porta a condividere di più l'analisi che sulla vicenda ha fatto oggi Giuseppe D'Avanzo sulle colonne di Repubblica, anche se non nella parte in cui accusa velatamente Travaglio di fare giornalismo "truffaldino". Voi cosa ne pensate?

La lezione del caso Schifani
di GIUSEPPE D'AVANZO

E' utile ragionare sul "caso Schifani". E - ancora una volta - sul giornalismo d'informazione, sulle "agenzie del risentimento", sull'antipolitica. Marco Travaglio sostiene, per dirne una, che fin "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e protesta: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto". Gli appare sufficiente quel rapporto lontano nel tempo - non si sa quanto consapevole (il legame tra i due risale al 1979; soltanto nel 1998, più o meno venti anni dopo, quel Mandalà viene accusato di mafia) - per persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia. Che il nostro Paese, anche nelle sue istituzioni più prestigiose, sia destinato a essere governato (sia governato) da uomini collusi con Cosa Nostra. Se si ricordano queste circostanze (emergono da atti giudiziari) è per dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli "i fatti" quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E' un metodo di lavoro che soltanto abusivamente si definisce "giornalismo d'informazione". Le lontane "amicizie pericolose" di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002 (da Enrico Bellavia). In quell'anno furono riprese dall'Espresso (da Franco Giustolisi e Marco Lillo). Nel 2004 le si potevano leggere in Voglia di mafia (di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, Carocci). Tre anni dopo in I complici (di Lirio Abbate e Peter Gomez, Fazi). Se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato non è per ottusità, opportunismo o codardia né, come dice spensieratamente Travaglio a un sempre sorridente Fabio Fazio, perché l'agenda delle notizie è dettata dalla politica ai giornali (a tutti i giornali?).
Non se n'è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun - ulteriore e decisivo - elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent'anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso. I filosofi (Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il "giornalismo dei fatti" ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov'è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: "Non abbiamo mentito" (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris). Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel che dice e insincero con chi lo ascolta. Dice quel che crede e bluffa sulla completezza dei "fatti" che dovrebbero sostenere le sue convinzioni. Non è giornalismo d'informazione, come si autocertifica. E', nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d'opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell'asettico, neutrale watchdog - di "cane da guardia" dei poteri ("Io racconto solo fatti") - per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come "fatti" ciò che "fatti", nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare "fatti" quel che potrebbero accusare più di d'un malcapitato). L'operazione è ancora più insidiosa quando si eleva a routine. Diventata abitudine e criterio, avvelena costantemente il metabolismo sociale nutrendolo con un risentimento che frantuma ogni legame pubblico e civismo come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro ("Se anche la seconda carica dello Stato è oggi un mafioso..."). E' un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E' un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all'avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un'abusiva occupazione del potere e un'opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste "agenzie del risentimento" lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale. Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi - nell'opposizione - ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni. (13 maggio 2008)

domenica 11 maggio 2008

sabato 10 maggio 2008

Nostalgia, nostalgia canaglia...

Qui a Firenze è iniziata una rassegna cinematografica dedicata al cinema sardo. Ne darò conto nelle prossime settimane. Intanto mi ha preso un po' di nostalgia...



Elci solenni, erboso limitare
Di eremi deserti, un vol d'astore
Nel mezzogiorno, palpiti di mare,
Una preghiera, un canto di pastore.

E giù Nuoro, soave e maledetta,
Cuor di Sardegna: e intorno, nell'aperto
Fulgore del mattino, il vasto serto
Dei monti, arsi di sole e di vendetta.









Ora che il tuo puro orgoglio,
Fiore di cardo, è spento,
qualcuno dirà: «Non lei
ha colpa della terra
seminata a vento!»
E ancora:
«Doveva accadere...!»

Ora che la notte, Fiore di cardo,
ha aperto la porta al destino,
«Non mai», qualcuno dirà,
«Luna, maledetta Luna!,
conoscerai la pace?»
E in paese
chi sa tace e cova vendetta.

Di te, Fiore di cardo,
ricordo l'adolescenza rocciosa
stretta serena nel cerchio fatale
d'un ballo sardo nuziale.




Marco Travaglio - I Meccanismi della Disinformazione

Pubblico questo video di Marco Travaglio che parla del giornalismo in Italia perché lo ritengo interessante. Il che non significa che sono d'accordo con lui su tutto quello che dice. Mi piacerebbe sapere come la pensate, perciò se vi va commentate. L'idea del blog è quella anche di stimolare un dibattito fra i bloggisti, ma siete un po' pigri...per esempio possibile che nessuno veda i film che recensisco? Mi piacerebbe che ogni tanto qualcuno mi dicesse la sua...

giovedì 8 maggio 2008

Un po' di buona musica del caro vecchio James...

...chiudete gl'occhi...

Cultura

A venti ore dalla chiusura del nostro sondaggio mi pare di poter dire che i Sei Ottavi hanno vinto, peccato che siano stati eliminati dal programma giusto avantieri...non è che gli avete portato un tantinello sfiga?
Ma non è di questo che volevo parlare...

Ho appena sentito Bruno Vespa (per caso, cambiando canale) che presentava il nuovo ministro dei beni culturali: Sandro Bondi. «È un uomo molto colto», ha detto, «scrive poesie».
Non resisto. Pubblico una poesia del nuovo ministro, tratta dalla più accreditata rivista di poesia italiana, Vanity Fair, dedicata "ai preti che s'innamorano di una donna":


Frutto purissimo
dell'amore
Carico di solitudine
Raggio del pensiero
Fitta della memoria
Tesoro di Dio


eppure l'ho già sentita da qualche parte...forse...l'altro giorno, in prima, ho dato un'occhiata al diario di un mio alunno...ma forse mi sbaglio...magari il ministro ha un nipotino...

domenica 4 maggio 2008

Perché il PD ha perso

Finalmente ho capito a cosa mi serve la tessera dell'ordine dei giornalisti. L'altra mattina, il due maggio, ho approfittato del ponte e della bella giornata per andare al Giardino di Boboli. In biglietteria ho scoperto che i giornalisti entrano gratis! Mi hanno dato anche il biglietto della Galleria Palatina. Tutto gratis! Fantastico! Posso andarci tutte le volte che voglio!...almeno fino a quando Beppe Grillo non riesce a fare abolire l'ordine dei giornalisti...per una volta che avevo un privilegio!...uffi!
Il 25 aprile c'erano i banchetti in piazza Santa Croce. I grillini chiedevano le firme per il referendum in occasione del vday2 contro la stampa. Io c'ho pensato ma poi non ho firmato. Non ero del tutto convinto. Mi chiedevo: se aboliscono l'ordine dei giornalisti, chiunque potrà dirsi giornalista? Anche il blogger quindicenne che scrive amenità adoloscenziali? E poi, in linea teorica, che lo Stato finanzi i giornali non è uno scandalo: è giusto che lo Stato finanzi il progresso culturale del proprio popolo, non con soldi distribuiti a pioggia, ovviamente, magari con sgravi fiscali. Poi però i giornali dovrebbero essere distribuiti gratis, perché il cittadino non deve pagare due volte. Ma mi rendo conto che una cosa del genere appartiene all'utopia comunista. Il problema, e qui sono d'accordo con Grillo, sta nella proprietà dei giornali, che è in mano a grandi industriali, finanzieri, banche e quant'altro... Allora, in effetti, lasciando da parte l'utopia, che questi grandi imprenditori se la cavino con il libero mercato, senza aiuti dallo Stato, che, semmai, dovrebbe controllare con regole ferree eventuali conflitti d'interesse, situazioni monopolistiche, aumento indiscriminato dei prezzi (la scusa dell'aumento del costo della carta!). L'aiuto lo manterrei per quei giornali che non hanno alle spalle un grosso capitale, o per chi volesse introdurre sul mercato una nuova testata (magari un aiuto temporaneo, di avviamento, per due o tre anni, finché il giornale non regge da solo la concorrenza), sempre in nome della promozione culturale del nostro Paese.

Penso queste cose mentre entro a Boboli, dalla porta immensa di Palazzo Pitti. Appunto...a proposito di banchieri e bancarottieri: Luca Pitti voleva che il suo palazzo fosse talmente grande che ogni finestra doveva superare il portone d'ingresso di Palazzo Medici. Per raggiungere il suo scopo spese così tanto che finì per fallire.




Il giardino è stupendo, come sempre. C'è un sole splendente, ma per me che temo il caldo è meglio cercare una panchina all'ombra, possibilmente in un posto discreto, al riparo dall'orda dei turisti e delle scolaresche. Mi sono portato da studiare e da leggere, e non ho intenzione di farmi disturbare. Devo preparare la lezione sulla Costituzione italiana. Qualche giorno fa ho tenuto una lezione conclusiva sulla Resistenza, cercando di far percepire ai ragazzi il significato profondo della Liberazione, di quel 25 aprile che avevamo appena festeggiato. Di certo non ho potuto avvalermi dell'ausilio dei giornali italiani, che quel giorno non l'hanno celebrato affatto. Ricordo di essere andato in piazza della Repubblica a vedere la parata e di aver comprato La Repubblica...

Con mia grande sorpresa ho scoperto che il secondo giornale italiano, che dovrebbe essere pure di sinistra, ha relegato la notizia sul 25 aprile in quarta o quinta pagina, con un articoletto sul discorso di Napolitano. Per reazione ho comprato subito L'Unità che almeno aveva dedicato al 25 aprile la prima pagina!

Lunedì voglio raccontare alla classe come dall'entusiasmo dell'essere di nuovo liberi, di poter nuovamente partecipare alla vita politica attiva, senza aver paura di manifestare le proprie idee, sia nata quell'unità di intenti che ha portato i vari partiti (DC, PCI, PSI, ecc.) a scrivere insieme i principi fondamentali, le regole e l'assetto istituzionale della neonata Repubblica italiana. Intendo rimarcare il concetto di unità, ricordando quanto già ho insegnato loro a proposito dell'unità d'Italia, che si è potuta raggiungere solo quando il popolo italiano si è veramente unito nella battaglia: agli italiani scesi dal nord, guidati da Garibaldi, si sono uniti 50 mila volontari meridionali.

Rileggo perciò il capitolo del libro di Paul Ginsborg sull'assetto postbellico e poi mi ripasso i primi dodici articoli della Costituzione, quelli che enunciano i principi fondamentali. Quando arrivo all'articolo otto, mi viene in mente l'altro libro che ho portato con me: un librino che raccoglie i pensieri di Giuseppe Dossetti. Proprio lui, prima di farsi monaco, è entrato nella commissione dei 75 dell'Assemblea Costituente, dando un contributo fondamentale alla redazione degli articoli che enunciano la libertà di tutte le confessioni religiose. Poi mi viene da pensare con tristezza all'articolo che il giornale dove pubblico le recensioni cinematografiche ha dedicato alle ultime elezioni: "Con Prodi tramonta l'idea dossettiana di coniugare il verbo cattocomunista". Non l'ho ancora letto e per qualche giorno non riuscirò ad andare oltre il titolo. Forse perché associare Dossetti al termine cattocomunismo, sottintendendo l'accezione negativa, mi fa dispiacere. La figura di Dossetti dovrebbe essere ancora un faro per quei politici italiani che dicono di ispirarsi ai valori cristiani. Ma forse non riesco a leggere l'articolo perché penso sia vero...prima D'Alema e poi Veltroni hanno negli anni mostrato di mal digerire, al di là dei discorsi di facciata, la presenza del professore, nel desiderio neanche troppo riposto di guadagnare la leadership del centro-sinistra, presupponendo di poter rappresentare il primo termine del binomio, il centro, prescindendo dai cattolici, Prodi, Bindi, ecc. Ma senza quel patrimonio di valori cristiani che guardano con favore alle istanze sociali della sinistra, il PD rinuncia a un pezzo importante della sua anima. E, soprattutto, non vince. Peraltro, mostra di non rappresentare neanche gli ideali della sinistra, ma questo è un altro discorso. Nel libriccino che ho con me sono riportati i pensieri mistici di Dossetti, non quelli politici. Ce n'è uno, tuttavia, che mi sembra significativo. Lo trascrivo: «Ricordare sempre che la Chiesa non è ancora il regno di Dio, ma ne è, se mai, il germe e l'inizio (Lumen gentium 5). E va aggiunto che delle sue due funzioni: l'evangelizzazione (cioè l'annunzio del Cristo, morto, risorto, glorificato) e l'animazione cristiana delle realtà temporali, la seconda spesso può concernere il regno in modo molto indiretto. Il che porta a concludere che tutte queste realtà temporali (compresa la politica), possono essere finemente e saggiamente relativizzate, secondo le diverse opportunità concrete: e comunque sempre vanno rispettate nella loro autonomia e perseguite da laici consapevoli e competenti che, come diceva Lazzati, vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini del loro tempo e di varia estrazione culturale [...] attraverso il confronto e il dialogo, naturalmente senza perdita della propria identità, sempre nel rispetto della natura di tali realtà e della loro legittima autonomia, con sincero sforzo di compredere l'altro. E questa è la via - diurna e non notturna - verso la Città dell'uomo, nella prospettiva sempre intensamente mirata della Città celeste, della nuova Gerusalemme». Ecco: mi sembra che la perdita di questi valori non siano un fatto positivo, per il Pd, per la politica italiana, e per i cristiani che guardano alla politica come un terreno potenzialmente molto fertile per fare del bene al prossimo.

Ho altri due libri nello zaino: L'ospite inquietante, l'ultimo saggio di Umberto Galimberti sul nichilismo e i giovani; e Il sangue dei vinti, il celebre libro di Pansa sulla Resistenza. Per quanto riguarda il primo, chi legge con attenzione le mie recensioni, sa che l'argomento del nichilismo e dei suoi influssi sulla nostra società mi interessa molto. Peccato che Galimberti mi lasci sempre un'impressione di furbizia intellettuale: come Morelli o Crepet. L'altro libro, quello di Pansa, non lo volevo leggere. L'ho dovuto comprare perché un mio alunno mi ha chiesto cos'era il "triangolo rosso" e io ho capito che si riferiva a Pansa ma non gli ho saputo rispondere. Perciò ho sentito il dovere di documentarmi. All'origine del mio rifiuto per Il sangue dei vinti c'era, lo confesso, il pregiudizio intellettuale che un giornalista, laureato in scienze politiche pur con una tesi sulla Resistenza, per quanto ben informato, non è uno storico e perciò la sua opera, per di più in forma di romanzo, non risponde, per esempio, ai criteri severi di selezione delle fonti e, alla fin fine, non ha lo stesso rigore scientifico di un saggio scritto da chi lo storico lo fa per professione. Inoltre mi ha sempre infastidito la strumentalizzazione revisionista a cui questo libro si è prestato: anche i partigiani hanno commesso atrocità, quindi non sono diversi dai fascisti. La responsabilità delle opinioni espresse è personale, ma ho sempre avuto l'impressione che questa strumentalizzazione sia da imputare, certo in minima parte, anche a Pansa, proprio perché il suo testo si è prestato ad essere strumentalizzato. Dopo la lettura di più di metà del libro, devo dire che sebbene Il sangue dei vinti mi ha fatto riflettere sull'atrocità della guerra e sull'atrocità doppia di quella civile, il mio "pregiudizio" rimane più o meno inalterato.

Si è fatto mezzogiorno. Ho letto Ginsborg e Dossetti. Galimberti e Pansa li rimando ad un altro momento. Ora ho fame, quindi vado via. Tanto posso tornare a Boboli quando voglio, senza pagare niente. Vicino a casa, in via del Mercato centrale, a San Lorenzo, mi fermo al forno per comprare un pezzo di schiacciata. La fornaia mi dice che la sforna in cinque minuti, se voglio aspettare. Come no, aspetto. A un certo punto lei entra in cucina a controllare se è pronta. La sento che parla ad alta voce con i suoi colleghi: "L'hai sentito ieri Sgarbi da Santoro? Gliele ha cantate a quel saputello di Travaglio, che si crede chissà chi! Gli ha detto faccia da tonto! E poi finalmente ha detto la verità su Biagi, che non l'hanno cacciato ma ha rifiutato lui di andare in onda ad un'altra ora. E poi, a Porta a Porta? Hai sentito Castelli? Ha demolito Garibaldi!" Prendo la mia schiacciata, pago ed esco. Faccio lo slalom tra le bancarelle. Domani vedrò sul tg locale un'intervista proprio ai proprietari di qualcuna di queste. Si lamenteranno degli extracomunitari che già un paio di volte hanno aggredito i vigili urbani. "Per forza" - dicono - "Questa giunta di merda (di sinistra) manda qui due vigilesse. Una è grossa ma l'altra è pure bassina: cosa possono fare con cinquanta cristianoni senegalesi alti un metro e novanta?" Uno in particolare dice che quando scappano perché vedono i vigili, travolgono tutto, anche donne incinte, bambini, e una volta gli hanno rovesciato il banchino facendo milleduecento euro di danno, e l'ambasciatore del Senegal gliene ha rimborsate solo quattrocento. Anche io una volta sono stato travolto dagli extracomunitari in fuga: non è una bella esperienza.
...Toscana, la rossa...mi sa che il Pd sta perdendo anche il suo elettorato...

giovedì 1 maggio 2008

Chi vince X Factor?

Dopo Samantha chi? e il dottor House, ho una nuova droga: X factor. Posto alcuni video e vi propongo di votare i migliori. Così facciamo una classifica tutta nostra. Siccome il blog è mio e ci posso fare quello che voglio, rimetto in gioco chi è uscito e posto anche più di un video per cantante. Il tutto a mio gusto, naturalmente.
P. S. Purtroppo la qualità video è quella che è. Non dipende da me.
Gli Aram Quartet

La sardazza: Ilaria

Eliminata ma bravissima: Silvia

I Sei ottavi...

...e gli ultimi arrivati, grandissimi: i Cluster